Il tuo volo cancellato per maltempo? Scopri se è vero prima di dare ragione alla Compagnia aerea! Assoutenti spiega come tutelarsi.

Riccardo Corradino

Dottor Riccardo Corradino

Spesso ci troviamo il volo cancellato per maltempo, per cui dobbiamo posticipare il viaggio anche di parecchie ore sostenendo spese per vitto e pernottamento senza che le Compagnie riconoscano alcunché.

Il rifiuto generico (spesso immotivato) di compagnie come Ryanair, Easyjet, Alitalia etc di rispondere dei disagi, anche economici, non è sufficiente!

In altro articolo si affronta il problema dei voli cancellati ed in ritardo in generale. Questo articolo tratta i diritti del passeggero ad ottenere rimborsi e risarcimenti in caso di impossibilità dovuta a cattivo tempo meteo, neve, pioggia etc.

1) Volo cancellato per maltempo: ho diritto al rimborso?

Viaggiando in ogni parte del mondo può capitare di vivere l’incubo del volo cancellato per maltempo, neve, gelo o uragano che sia. L’importante è mantenere la lucidità anche di documentare l’esperienza.

Non di rado il volo cancellato per maltempo comporta una possibilità di partenza posticipata per diverse ore o, addirittura, qualche giorno. Questo significa sostenere spese impreviste per il vitto e l’alloggio.  E sono costi salati!

All’arrivo a destinazione è doveroso inoltrare reclamo alla Compagnia aerea entro il più breve tempo possibile, seguendo le procedure contrattualmente previste. In quell’occasione si faccia anche richiesta di rimborso delle spese impreviste sostenute unicamente a causa della cancellazione del volo.

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Malgrado la rabbia e lo sconforto, non esageriamo con caviale e champagne in suite 5 stelle anche se ci verrà rimborsato! Influisce nel bilanciamento della buona fede contrattuale.

La maggior parte delle volte la risposta sarà che la Compagnia non è tenuta al rimborso, poiché gli eventi atmosferici che impediscono il volo rientrano fra le “cause eccezionali” imprevedibili ed inevitabili per le quali non è tenuta a rispondere.

Per “circostanze eccezionali” si intendono tutte quelle condizioni che “non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso, ossia circostanze che sfuggono all’effettivo controllo del vettore aereo” (Corte di Giustizia UE 23 ottobre 2012, n. 629/10) e che vanno perciò interpretate restrittivamente (Corte di Giustizia UE sez. IV 19 novembre 2009).

Tuttavia l’art. 942 del Codice della Navigazione, che impone al vettore aereo di assicurarsi obbligatoriamente per i propri danni nei confronti dei passeggeri, riconosce al danneggiato la possibilità di richiedere l’indennizzo all’assicuratore anche se viene escluso in contratto.

Da qui deriva l’orientamento della Corte di Cassazione di riconoscere agli utenti il diritto ad essere indennizzati dal vettore aereo se non dimostra di aver messo in campo ogni misura idonea ad evitare il danno o l’impossibilità per causa ad esso non è imputabile (una su tutte la Sentenza Corte di Cassazione n. 9854 del 1992).

2) Volo cancellato per maltempo: ho diritto alla compensazione ed al risarcimento?

Il Regolamento (CE) 261/2004 riconosce ai passeggeri precisi diritti ad ottenere un indennizzo in base alla lunghezza della rotta aerea ed in assenza di precisi periodi di preavviso, In sintesi:

  • 250 Euro per tutte le tratte aeree pari o inferiori a 1500 km; o
  • 400 Euro per tutte le tratte aeree intracomunitarie superiori a 1500 km e per tutte le altre tratte aeree comprese tra 1500 e 3500 km; o
  • 600 Euro per tutte le altre rotte oltre i 3500 km.

Tenendo debitamente conto di quanti giorni prima della partenza sia eventualmente stato avvisato il passeggero, come dettagliatamente descritto qui.

Il tutto disciplinato dalla Convenzione di Montreal che non esime le Compagnie dei Paesi aderenti ad indennizzare gli utenti anche in caso di situazioni climatiche avverse, se non hanno loro stesse dimostrato  di aver fatto tutto il possibile per evitare il disagio.

L’eventuale diritto alla compensazione  pecuniaria non esclude il diritto ad un possibile risarcimento danni, sia patrimoniali che non patrimoniali, da valutare  caso per caso (si veda anche questo articolo).

Il Regolamento 261/2004 è applicabile ai casi di pacchetti vacanza “tutto incluso” cancellati a causa del volo cancellato.

3) Se rifiutano di indennizzarmi posso fare causa alla Compagnia?

Ebbene sì, nella maggior parte dei casi la risposta alla richiesta di indennizzo, almeno per le spese vive impreviste, sarà un secco no! Ma si è visto finora che non è scontato.

Ogni indennizzo deve essere chiesto alle Compagnie che hanno sede in uno degli Stati firmatari della Convenzione di Montreal, ma attenzione al termine di prescrizione: entro 2 anni dal giorno di arrivo a destinazione, da quello previsto per l’arrivo o da quello nel quale il trasporto è stato interrotto come previsto dal Codice Civile italiano per danni da circolazione stradale e di aeromobili.

Si devono seguire le procedure indicate nei Termini Contrattuali od, eventualmente, indirizzare le proprie richieste direttamente alla Sede legale con opportuno mezzo che garantisca certezza della data (tipicamente on-line, PEC o raccomandata A/R).

È fondamentale allegare la copia di ogni ricevuta di spesa e relative prove di pagamento.

Se non ricevi risposte adeguate entro 6 settimane, puoi presentare reclamo:

  • alle sedi dell’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile)  dell’aeroporto nazionale dove si è verificato l’evento, oppure dove il volo è atterrato per i disservizi avvenuti al di fuori dell’Unione europea, della Norvegia, dell’Islanda e della Svizzera
  • agli Organismi Nazionali responsabili degli Stati dell’Unione europea, della Norvegia, dell’Islanda e della Svizzera per i voli in partenza e arrivo in quegli Stati.

4) Come e dove fare causa in caso di volo cancellato per maltempo

Alcune Compagnie con sede legale fuori dall’Italia invocano l’incompetenza del giudice italiano a decidere su queste controversie. Ciò significa che ritengono che la giurisdizione applicabile  sia quella del loro Paese.

La realtà non è così!

Come argomentato dal Giudice di Pace di Trapani nel novembre 2018 trattando il caso di due italiani bloccati a Londra a causa della neve, che dovettero pagarsi cibo e pernottamento in hotel in attesa del volo successivo.

Al loro ritorno richiesero a Ryanair il rimborso dei costi imprevisti, ma la Compagnia si oppose e pertanto i malcapitati gli fecero causa. Nel procedimento la Ryanair  sostenne che la causa doveva svolgersi di fronte ad un giudice irlandese.

Il vettore aereo invocava l’art. 33 della convenzione di Montreal dispone che “l’azione per il risarcimento del danno è promossa, a scelta dell’attore, nel territorio di uno degli Stati parti, o davanti al tribunale del domicilio del vettore o della sede principale della sua attività o del luogo in cui esso possiede un’impresa che ha provveduto a stipulare il contratto, o davanti al tribunale del luogo di destinazione”.

La norma in questione individua, dunque, 4  Fori alternativi presso i quali i clienti avevano facoltà di attivare la controversia giudiziaria. Tuttavia la Corte di Cassazione ha precisato che i Fori alternativi richiamati rappresentano solo il criterio di collegamento giurisdizionale e non quello di competenza, che rimane soggetta al regime interno dello stato.

L’equivoco nasce dalla traduzione del termine “tribunal” del  testo  originale della Convenzione  che, come più volte stabilito in precedenti  sentenze, viene tradotto come “Tribunale” in  senso  più ampio e generico di Ufficio Giudiziario.

Da questo deriva che si applica il Codice del Consumo italiano e, in quel caso particolare, il ricorso al Giudice di Pace per via della competenza su quella materia e per  l’entità modesta della causa.

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