L’ “esuberanza” del tuo cagnolino è incontenibile? Attenzione che potrebbe costare caro

Alice Vezzali

Avv. Alice Vezzali

Le tematiche riguardanti la gestione degli animali sono sempre molto delicate: da un lato occorre avere riguardo ai diritti dei nostri amici a quattro zampe ed alle loro esigenze, dall’altro non si possono dimenticare le regole di civile convivenza che riguardano tutti.

1. Deiezioni in luogo pubblico.

Chi vive nei centri urbani sicuramente ben conosce la problematica delle deiezioni animali in luogo pubblico;.

Se da anni (per fortuna) sono capillarmente diffuse le normative che impongono ai padroni di animali di raccoglierne gli escrementi pena l’erogazione di una sanzione pecuniaria, recentemente sempre più comuni italiani si sono dotati di specifiche disposizioni in materia di gestione/raccolta delle urine.

 

2. Addirittura reato?

Il codice penale prevede, all’art. 639, il reato di imbrattamento e deturpamento, che punisce chi imbratta o deturpa beni mobili o immobili altrui (quindi sia pubbliche che private) e l’ammontare della pena pecuniaria varia a seconda del luogo in cui venga commesso il fatto e può addirittura prevedere anche la reclusione sino ad un anno nel caso in cui la condotta punita riguardi beni di interesse storico o artistico.

Per legge, la responsabilità delle azioni dell’animale ricadono sul suo proprietario, pertanto le conseguenze di un atteggiamento “leggero” e non rispettoso del senso civico possono rivelarsi estremamente salate.

 

3. Una bottiglietta di acqua vi salverà!

Considerata l’erogazione sempre più assidua di sanzioni ed alla conseguente impugnazione delle stesse e stante il risvolto penalmente rilevante anzidetto, il problema è arrivato sino in Corte di Cassazione.

Con la sentenza n. 7082/2015 la Suprema Corte ha assolto dal reato di cui all’art. 639 c.p.  il padrone di un cane che aveva urinato sulla facciata di un edificio di interesse storico/artistico poiché l’uomo aveva cercato di lavare la pipì con una bottiglietta di acqua. Tale azione, secondo i giudici, manifestava l’intenzione di rimediare all’accaduto escludendo l’elemento del dolo.

Attraverso detta pronuncia la Corte di Cassazione ha indicato chiaramente la strada da percorrere per evitare di dover essere chiamati a rispondere civilmente e penalmente delle azioni del nostro amico a quattro zampe.

Il padrone dell’animale deve attivarsi per evitare l’imbrattamento o quantomeno riparare il danno, in tal senso avere sempre con sé sacchetti igienici ed acqua appare il minimo indispensabile per raccogliere e lavare le deiezioni.

Come può esser colpa sua?

  

4. Facciamo chiarezza.

Da quanto esposto dalla giurisprudenza appaiono chiari alcuni elementi:

in primis occorre considerare il luogo in cui l’animale ha urinato; vi è differenza a seconda che si tratti di un luogo pubblico (che sia un edificio, una strada, ecc.) o di un luogo privato.

I pubblici ufficiali dei comuni in cui vigono provvedimenti in materia di raccolta delle urine degli animali domestici potranno comminare la sanzione solamente nel primo caso.

Qualora il “misfatto” accada in luogo privato o su un bene privato sarà il legittimo proprietario a decidere se agire nei confronti del padrone dell’animale o meno.

in secundis bisogna vedere se le urine possano effettivamente essere lavate o diluite con acqua oppure no: va da sé che laddove l’animale espleti le sue funzioni in un giardino o su una aiuola (che siano pubblici o privati) il liquido verrà assorbito e non potrà essere lavato.

  

5. Cosa devo fare per stare tranquillo?

La prima regola aurea è cercare di educare l’animale e portarlo più volte in un’area verde, possibilmente dedicata. Il cane imparerà a selezionare i luoghi in cui può e non può “esprimersi”.

Ciò non è, ovviamente, sempre possibile,  gli animali sono imprevedibili e non hanno coscienza di cosa sia sanzionabile e cosa no ecco perché i loro padroni dovrebbero:

a) tenere sempre il cane al guinzaglio e cercare di dissuaderlo dall’urinare in luoghi non consoni;

b) munirsi sempre di sacchetti igienici per raccogliere le deiezioni solide;

c) avere sempre con sé una bottiglietta di acqua per lavare o comunque diluire le urine; come ricordato dalla Suprema Corte, occorre poter dimostrare la volontà di rimediare al danno causato dal l’animale;

d) informarsi nel proprio comune di residenza sulla vigenza o meno di provvedimenti specifici e dell’ammontare delle sanzioni (che possono variare da poche decine a centinaia di euro); sul punto occorre verificare il regolamento comunale in materia di pubblica igiene. Se il vostro Comune nulla prevede in merito nessun pubblico ufficiale potrà comminarvi la sanzione e qualora lo faccia la stessa non è valida;

e) ricordare sempre che non tutti gradiscono la maleodorante pozza di urina davanti al proprio portone, sul proprio zerbino, sul muro di casa o nel bel mezzo del marciapiedi.

 

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Credit:

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